Legislatura 15º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 263 del 06/12/2007
PASTORE (FI). Signor Presidente, non riprenderò i temi del provvedimento ma solo le ragioni di questa fiducia e di questo maxiemendamento perché sugli emendamenti, sui quali il Governo aveva espresso parere favorevole durante l'iter ordinario, raccolti poi nel maxiemendamento, non si è assolutamente discusso né in Commissione né tantomeno in Aula.
Per quanto riguarda la questione della fiducia, Presidente, sono rimasto molto irritato dalle ragioni addotte dal ministro Chiti e poi riprese dai colleghi della maggioranza, in particolare dalle dichiarazioni della capogruppo Finocchiaro. Infatti, addebitare al nostro ostruzionismo il ricorso alla fiducia è veramente risibile, ridicolo. Ricordo solo quanto accaduto in due giorni di lavoro: la mattinata di ieri, poiché la maggioranza doveva fare chiarezza su un emendamento molto oscuro ed ambiguo, sui centri già destinati per legge all'accoglienza temporanea, è passata invano; questa mattina è mancato il numero legale richiesto dalla stessa maggioranza che ha voluto coprire, ancora una volta ma in questo caso in maniera palese, anche considerando il numero esiguo di emendamenti da noi presentati, i molti emendamenti presentati dalla stessa maggioranza e la difficoltà di trovare una definizione adeguata.
Un equilibrio è stato poi trovato, ma a danno dei cittadini, non certamente con un miglioramento del testo del decreto-legge ma inserendo nello stesso norme che hanno scombinato un universo non direi nemmeno parallelo ma comunque contiguo, magari nell'ideologia della sinistra radicale, alle vicende dell'accoglienza nel nostro territorio di comunitari o extracomunitari. Tali norme hanno scombussolato questo universo parallelo o contiguo introducendo altri motivi di inquietudine. Oggi i cittadini non solo non sono rassicurati sul fronte dell'immigrazione, ancorché comunitaria e in particolare dell'ultima immigrazione, ma sono anche impauriti dal modo di legiferare di questo Governo costretto dalla sinistra radicale che magari inghiotte qualche rospo, però nel testo del decreto-legge fa inserire alcune sue posizioni nettamente ideologiche.
Io mi permetto di ricordare che, tra l'altro, su questi emendamenti c'è anche una questione, che io porrò prima delle dichiarazioni di voto, di ammissibilità perché riguardano materie che non sono oggetto del decreto-legge. La decretazione d'urgenza riguarda la sicurezza dei cittadini; questi emendamenti riguardano tutt'altra materia. Mi riferisco in particolare, signor Presidente, onorevole Sottosegretario, innanzi tutto agli emendamenti che novellano il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, che aggravano di molto la posizione giuridica dei soggetti che potrebbero essere interessati da questa che, ricordo, è una legislazione che riguarda la parità di trattamento tra persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, questione che, a mio sommesso avviso, non ha nulla a che vedere con il decreto-legge.
Nella mentalità contorta della sinistra radicale, però, ripeto, si vogliono mettere sullo stesso banco degli imputati il romeno che delinque e il cittadino italiano che magari di fronte al delitto di un romeno dice che i romeni devono tornarsene a casa. Questo è il punto fondamentale, questa è l'ideologia sottesa a tali emendamenti che sono, comunque, a mio sommesso avviso inammissibili, prevedendo una serie di norme punitive che non sono state mai discusse, mai approfondite, mai oggetto di confronto e che portano addirittura ad una inversione dell'onere della prova tra il soggetto accusato di discriminazione e l'accusatore, per cui deve essere il soggetto accusato di discriminazione a dover dimostrare che quelli non sono atti o fatti dai quali discende un comportamento punito dalla legge.
Ma poi vi è un'altra norma, signor Presidente, ancora più delicata. Capisco che nel tentativo di mettere insieme i cocci della maggioranza si sia trovata un'intesa sul richiamo a quanto citava il collega Saporito sulla grande questione della cosiddetta omofobia. Anche qui, materia estranea al contenuto del decreto-legge, in quanto non ha nulla a che vedere con esso: infatti, più dell'altra che citavo prima, questa materia non ha nulla a che vedere col provvedimento. E come si fa? Si inserisce questa norma nel provvedimento. Mi meraviglio che il Governo abbia espresso parere favorevole in Commissione, anche se su una formulazione forse meno indecente di quella attuale.
Si recupera la legge n. 654 del 1975, che recita «Ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966», se ne modifica l'articolo 3, prevedendo nel nuovo testo non solo l'aggravamento delle pene con misure reclusive di straordinario rilievo (si arriva fino a tre anni di reclusione o da due a quattro anni di reclusione in altri casi più gravi): non si tratta, quindi, di robetta da poco. Poi si richiama l'articolo 13 del Trattato, così come modificato ad Amsterdam, che espressamente parla di discriminazioni fondate sul sesso, la razza, l'origine etnica, la religione, le condizioni personali, gli handicap, le età e le tendenze sessuali. Un domani, chi dovesse criticare o dovesse sostenere che, per esempio, vi è un privilegio di natura o di altro genere per chi ha tendenze sessuali che noi riteniamo naturali, potrebbe essere passibile di una accusa di discriminazione.
Tra l'altro, signor Presidente, l'articolo 13 del Trattato non demanda agli Stati l'attuazione, la ricerca e l'approvazione di queste norme antidiscriminatorie, che comunque nulla hanno a che vedere con il contenuto del decreto‑legge, ma stabilisce che il Consiglio dei ministri europeo, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere... e così via. Noi, d'emblée, in un decreto-legge, stabiliamo che il cittadino che dovesse stare sul nostro territorio o il non cittadino sarà colpito da pene reclusive molto severe per aver violato una norma di un Trattato che non ha avuto nemmeno un gemito di attuazione.
Signor Presidente, consentitemi allora di dire che questo richiede veramente una forte opposizione, sul merito prima di tutto ma poi anche sulla procedura, perché indubbiamente non ha nulla a che vedere con il contenuto del decreto-legge, buon Dio. Non credo che i romeni o i cittadini comunitari vengano colpiti o comunque siamo oggetto del decreto-legge per le loro tendenze sessuali. Non c'è assolutamente nulla, però è un'occasione per affermare l'ideologia della sinistra radicale.
L'ultimo punto, signor Presidente, concerne la sostituzione del giudice ordinario al giudice di pace. Il Ministro dell'interno - la questione rientra nella materia - ha sostenuto che è sempre stato dell'idea che è molto più conforme a costituzione (anche se ha dimenticato di ricordare che la Corte costituzionale si è pronunciata sul punto in maniera positiva per il giudice di pace), il giudice ordinario, dimenticando, signor Presidente, che noi non stiamo solo discutendo dei cittadini comunitari che sono in Italia (che possono essere 10, 100, 500, 1.000 o non so quanti altri) e che potranno essere oggetto di procedimenti per i quali è richiesto l'intervento del giudice (di pace secondo l'attuale normativa, ordinario secondo la normativa proposta con l'emendamento).
Parliamo anche delle decine di migliaia di clandestini che immigrano in Italia non dalle frontiere comunitarie ma dai nostri mari o - se ce ne fossero ancora - dalle frontiere non comunitarie e che sono tanti e tali per cui pensare che ci possa essere un intervento di un giudice ordinario in località e luoghi dove forse non vi è nemmeno la sede di un tribunale, quando poi il provvedimento perde efficacia se decorre un termine molto breve per la convalida, significa essere degli incoscienti e degli irresponsabili. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Eufemi).