La arroganza palesata dal “sindaco” D’Angelo nell’intervento su Dezio, conferma, ove ce ne fosse ancora bisogno, della perfetta clonazione con il sindaco D’Alfonso, in termini di atteggiamenti personali, mancanza di garbo istituzionale ed assenza di una qualsiasi forma di rispetto per i cittadini di Pescara quando essi dimostrano, come ha fatto ieri Renato Ranieri, un diffuso quanto legittimo sentimento di meraviglia e disagio per l’intera vicenda.
Dezio, infatti, e' uno degli elementi di punta di quella “squadra d’azione”, (rectius “associazione a delinquere”, cosi' come ipotizzato dalla magistratura inquirente), che ha malgovernato il Comune di Pescara.
Appare, percio', piu' che ragionevole che il ritrovarlo a frequentare di nuovo il Palazzo di Citta' in un ruolo, peraltro, illegittimamente acquisito, possa turbare e disturbare le persone perbene.
E’ bene ricordare, infine, al “sindaco” D’Angelo che il Presidente del Consiglio, da lui citato assolutamente a sproposito e con ostentata e sgradevole malevolenza nella sua replica a Ranieri, e' stato, a differenza di Dezio (mutatis mutandis), vittima di una vera e propria persecuzione giudiziaria, confermata da una quantità incredibile di sentenze di assoluzione e che, sempre a differenza di Dezio, in tali persecuzioni era stato trascinato per vicende private e non per aver operato, distratto, intascato, per se' o per conto terzi, soldi pubblici, cosi' come ipotizzato dalla Magistratura inquirente.
Sen. Andrea Pastore