di Dario Caselli - dal sito del Pdl Senato
Presidente, oggi arriva in Aula il dl Enti Locali dopo il passaggio alla Camera. Quali sono gli aspetti più rilevanti di questo decreto?
Il decreto legge si può dividere in due capitoli, l’uno dedicato ai costi della politica e l’altro alla finanza locale. Nel primo capitolo sono riprese ed in parte modificate alcune diposizioni contenute nella finanziaria 2010, con lo slittamento alle amministrazioni che si rinnoveranno nel 2011 della riduzione del numero dei consiglieri comunali (da entrare in vigore in uno con la riduzione prevista “ex novo” dei consiglieri provinciali) e con una disciplina più completa ed articolata in materia di circoscrizioni comunali, direttori generali e difensori civici comunali. Lo slittamento al 2011 si è resa necessaria a causa dell’anticipazione della data delle elezioni locali del 2010 al prossimo 28 marzo. Peraltro la Camera ha implementato il decreto ad es. prevedendo la riduzione da subito, cioè per le amministrazioni rinnovate a partire da quest’anno, degli assessori comunali e provinciali e l’abolizione degli Ato, cioè degli ambiti territoriali ottimali in materia di smaltimento dei rifiuti e dei servizi idrici, rinviando, così come già stabilito per le comunità montane, che le diverse forme consortili nelle quali potranno svolgersi i servizi locali potranno essere istituite con legislazione regionale, senza alcun onere per le casse dello Stato.
Vi è poi una disposizione che fissa un tetto alle indennità ed emolumenti, comunque denominati, a favore dei consiglieri regionali, stabilendo che i medesimi non potranno superare le indennità dei parlamentari.
La seconda parte del decreto contiene una serie di disposizioni in materia di finanza locale ed anche regionale; tra queste mi piace sottolineare, quale parlamentare abruzzese, la previsione diretta ad erogare risorse in favore dei territori d’Abruzzo colpiti dal terremoto del 6 aprile scorso.
Nel decreto si parla anche di contenimento delle spese, un capitolo sempre delicato per gli Enti Locali. Si riuscirà finalmente a tirare i cordoni della borsa di Comuni, Province e Regioni?
In attesa dell’attuazione del federalismo fiscale, il decreto, come accennato, vuole spostare una serie di responsabilità dalla finanza derivata che comporta l’erogazione di risorse in favore del territorio a carico dello Stato in modo (apparentemente) indolore per le comunità locali, alla finanza decentrata e diretta che presuppone l’autonomia degli enti locali sia nella spesa che nel finanziamento della stessa, cioè nell’entrata; il tutto si fonda sulla certezza che gli amministratori locali ragioneranno ed opereranno in modo assolutamente diverso dal passato allorchè ad ogni spesa determinata dalle loro scelte politiche corrisponderà un onere a carico dei loro amministrati. Ad esempio la legislazione vigente che ha cancellato, sia pure gradatamente, le comunità montane non intende vietare tali forme di organizzazione tra enti locali ma vuole escludere che le medesime siano finanziate dallo Stato; se simili organismi saranno ritenuti utili sarà la legislazione regionale a prevederli con i relativi oneri a carico delle comunità locali.
L'esame del dl arriva anche alla soglia delle elezioni regionali, pensa che una vittoria del centrodestra consentirà una più efficace attuazione del provvedimento?
Certamente una vittoria netta del centro destra concorrerà a rendere più forte il governo del Paese, sia a livello centrale che a livello regionale. E’ indubbio che la omogeneità nella mentalità, nei principi, nei programmi e nella base elettorale tra i diversi livelli di governo non potrà che rendere più coerente ed efficace il complesso di attività pubbliche che verranno messe in campo; vi sarà maggior armonia e certamente vi sarà una interlocuzione meno conflittuale anche quando si porranno questioni che potrebbero porre in conflitto interessi locali e interessi nazionali.
D’altro canto non possiamo non ricordare come le regioni di sinistra molto spesso hanno impugnato atti del governo e del parlamento per motivi essenzialmente ideologici al fine di determinare fibrillazioni e disturbi nell’azione del governo nazionale; il che è stato reso possibile da un federalismo quale è quello dettato dalla riforma del 2001 molto pasticciato e confuso e quindi “naturalmente”, inevitabilmente conflittuale.
E' trascorso quasi un decennio dalla riforma dell'Ulivo nel 2001 che cambiò il volto del nostro ordinamento locale. Crede che sia giunto il momento di rivedere quell'impianto, anche alla luce dell'annuncio del premier di una riforma in senso presidenzialista della Costituzione?
I tempi sono assolutamente maturi ed anche il Presidente Berlusconi ne è convinto; neppure una legge elettorale fortemente maggioritaria ha determinato una piena governabilità. Abbiamo tre anni, liberi da impegni elettorali, per rilanciare una riforma della Costituzione su quattro grandi temi: la governabilità mediante l’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del premier; la legislazione mediante la previsione di una sola Camera che provveda alla legislazione statale, in modo prevalente se non esclusivo, e che funga da interfaccia del governo; un federalismo compiuto ed equilibrato attraverso l’istituzione di una Camera delle autonomie che sia il centro del raccordo e della mediazione tra Stato, Regioni ed enti locali; la giustizia come strumento di garanzia della convivenza civile e non di strumento di annientamento di tale convivenza, mediante la separazione tra giudici e pubblici ministeri e la creazione di due distinti e diversamente regolati organi di autogoverno.
La grande riforma del centro destra del 2005 venne elaborata politicamente ed approvata dalle Camere con plurime lettura in meno di due anni e mezzo; tre anni sono più che sufficienti per definirne un’altra che risponda alle necessità del Paese sempre che vi sia volontà politica da parte della nostra maggioranza, del che non mi sento di dubitare.
Andrea Pastore