Referendum: Pastore, un voto per cambiare la legge elettorale
Domenica e lunedì si vota per i tre referendum sulla legge elettorale. Ne parliamo con Andrea Pastore, componente della Commissione Affari Costituzionali.
Finalmente si vota per il referendum dopo il rinvio di un anno a causa delle elezioni politiche del 2008...
"Andrò a votare a favore del sì. Sono convinto che sia un contributo alla semplificazione del quadro politico, rafforzando l'attuale assetto in Parlamento e dando maggiore stabilità al governo".
Però il Pdl ha lasciato libertà di voto.
"E' stata una scelta presa responsabilmente che ha teso a privilegiare con correttezza l'alleanza con la Lega Nord, che vede nel referendum un attentato ai partiti regionali. Da qui il presidente Berlusconi ha raggiunto un accordo con il leader della Lega Bossi che ha sancito la piena libertà di voto".
Resta l'enigma del quorum?
"Onestamente credo che sarà molto difficile raggiungerlo. E questo deve portare a fare una riflessione e cioè che ormai si è diffusa tra la gente una certa disaffezione verso l'istituto referendario, gravato sempre più da quesiti complessi e bizantini. Penso sia opportuno lavorare di più in Parlamento che nelle piazze".
Cosa accadrà?
"Se non dovesse essere raggiunto il quorum credo che per prima cosa si dovrebbe prendere atto della decisione dell'elettorato e cioè quella di non modificare la legge. Poi, è chiaro che si potrebbe aprire in Parlamento una discussione per modificare la legge attuale. Personalmente non vedo al momento le condizioni per farlo".
Quindi si andrà avanti con questa legge?
"Sì, ma deve essere chiaro che questa legge non garantisce in assoluto il bipartitismo. L'attuale situazione è stata determinata dalla volontà politica di semplificare il quadro politico e non piuttosto dal sistema elettorale in sé. Infatti con la stessa legge si è votato anche nel 2006 con il risultato dell'estrema frammentazione dell'Unione e l'impossibilità di governare di Prodi".